La riforma dell’ordinamento forense, approvata lo scorso 4 settembre, introduce un cambio di paradigma per la professione legale: competenze verticali, modelli organizzativi evoluti, reti multidisciplinari e un nuovo equilibrio tra indipendenza, capitale e innovazione.

Il disegno di legge delega, i cui decreti attuativi sono attesi nei prossimi mesi, interviene su alcuni aspetti chiave dell’esercizio della professione. In particolare, punta a:

  • regolamentare in modo più compiuto forme associative e societarie complesse;
  • valorizzare reti professionali e multidisciplinari;
  • rafforzare l’uso degli strumenti digitali, dall’intelligenza artificiale ai processi giudiziari telematici;
  • ridefinire limiti, tutele e incompatibilità per garantire indipendenza e competitività internazionale.

Un impianto che alimenta il dibattito tra chi vede nella riforma una spinta alla modernizzazione e chi teme un possibile rallentamento dell’evoluzione dell’avvocatura.

Sul tema Italia Oggi, in un articolo a firma del giornalista Antonio Ranalli, ha raccolto le opinioni di alcuni professionisti degli studi italiani. Tra questi è stato intervistato anche il nostro founding partner Pietro Montella, secondo il quale la riforma apre un nuovo scenario strategico per il ruolo dell’avvocato nella società e nell’impresa: «La riforma dell’ordinamento forense segna un cambio di paradigma nel rapporto tra avvocatura, impresa e società incidendo profondamente sul futuro della professione. La revisione del regime delle incompatibilità e il riconoscimento delle reti professionali interdisciplinari delineano un modello di avvocato più integrato nei processi economici e organizzativi, senza rinunciare a indipendenza e deontologia. – afferma l’avv. Montella e continua – L’ampliamento delle attività compatibili – che ora comprendono cariche in consigli di amministrazione, ruoli di amministratore di condominio o di agente sportivo – riconosce la maturità di una professione capace di assumere responsabilità gestionali e strategiche. L’ingresso dell’avvocato nei consigli di amministrazione e negli organi di governance rappresenta una naturale evoluzione della funzione legale. L’avvocato diventa colui che sposta il baricentro dalla difesa del diritto alla prevenzione dei conflitti, rafforzando la compliance e traducendo la complessità normativa in valore competitivo per l’impresa. In un contesto normativo complesso e in continua trasformazione, la competenza giuridica diventa strumento di prevenzione strategica: anticipare il rischio significa proteggere il valore, garantire trasparenza e rafforzare la fiducia degli stakeholder. Parallelamente, la regolamentazione delle reti professionali consente sempre di più agli avvocati di aprire a forme di collaborazione che rispondono alla logica del rischio integrato: giuristi, tecnici, economisti e data specialist che lavorano insieme per presidiare le aree di vulnerabilità aziendale. È un passaggio essenziale per affrontare la complessità delle sfide contemporanee – dal diritto dell’innovazione alla sostenibilità – in un contesto sempre più interdisciplinare. La riforma, in questo senso, non indebolisce l’identità dell’avvocato, ma la proietta oltre il perimetro tradizionale della difesa: l’avvocato diventa attore della legalità diffusa, capace di portare competenza giuridica e responsabilità etica nei centri decisionali pubblici e privati».

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