E’ ufficialmente entrata in vigore la Legge n. 132 del 24 settembre 2025 con la quale l’Italia si dota per la prima volta di un quadro normativo organico in materia di intelligenza artificiale.
La legge disciplina la ricerca, la sperimentazione, lo sviluppo, l’adozione e l’applicazione dei sistemi di Intelligenza Artificiale, in conformità al Regolamento (UE) 2024/1689 (“AI Act”), introducendo tuttavia disposizioni specifiche di diritto interno in ambiti ritenuti strategici: sanità, disabilità, lavoro, informazione e diritto d’autore.

Si tratta di una legge di principio, destinata a incidere sulla cultura giuridica e istituzionale del Paese, che mira a coniugare innovazione tecnologica e tutela dei diritti fondamentali, assicurando che l’intelligenza artificiale operi come strumento di progresso umano e non come fattore di disuguaglianza o deresponsabilizzazione.

L’impianto sistematico della legge si fonda sul principio di subordinazione funzionale dell’intelligenza artificiale alla persona umana, la quale ne costituisce il fine e il centro di riferimento, restando impregiudicata l’autonomia decisionale e la responsabilità dell’uomo rispetto ai processi automatizzati. Essa non può sostituire la capacità decisionale, creativa o critica della persona, ma soltanto affiancarla e potenziarla. Vengono sanciti valori guida quali trasparenza, proporzionalità, correttezza, protezione dei dati personali, accuratezza, parità di genere, non discriminazione, sicurezza, sostenibilità e vigilanza umana.

Tra i profili più innovativi, la legge chiarisce che i sistemi di intelligenza artificiale possono costituire un ausilio per le professioni tecniche e intellettuali, ma non possono mai sostituirsi al giudizio, alla responsabilità e alla competenza del professionista. Il professionista potrà servirsi di strumenti di IA per attività di analisi, simulazione, diagnosi o calcolo, ma la decisione finale resta sempre di natura umana. È introdotto un dovere di trasparenza professionale, in base al quale il professionista che impiega sistemi di IA deve informare in modo chiaro il cliente o l’assistito circa il loro utilizzo e i limiti dell’intervento automatizzato.

Una parte sostanziale della Legge 132/2025 è inoltre dedicata all’impiego dell’intelligenza artificiale nel settore sanitario e nella tutela delle persone con disabilità. Il legislatore riconosce che l’IA può contribuire al miglioramento della prevenzione, della diagnosi e della cura delle malattie, ma ribadisce che la decisione terapeutica rimane prerogativa esclusiva del medico. È vietata qualsiasi forma di selezione o condizionamento dell’accesso alle prestazioni sanitarie basata su criteri discriminatori. Ogni paziente ha inoltre il diritto di essere informato sull’uso di sistemi di IA nel proprio percorso di cura. La legge promuove lo sviluppo di tecnologie che migliorino la qualità della vita delle persone con disabilità, favorendo autonomia, mobilità, accessibilità e inclusione sociale. L’intelligenza artificiale è dunque vista non solo come mezzo terapeutico, ma anche come strumento di inclusione e cittadinanza attiva.

La legge affronta anche il delicato tema dell’uso dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro, prevedendo che essa debba servire a migliorare le condizioni lavorative, a tutelare la salute psicofisica dei lavoratori e a incrementare la produttività, sempre nel rispetto della dignità umana e della riservatezza.  Il datore di lavoro o il committente è obbligato a informare il lavoratore sull’uso di sistemi di IA nella gestione o organizzazione del rapporto di lavoro. Sono vietate forme di discriminazione algoritmica basate su sesso, età, orientamento, convinzioni politiche o condizioni personali. L’intelligenza artificiale non può quindi essere impiegata come strumento di controllo invasivo o di valutazione automatica della performance in violazione dei principi costituzionali e delle libertà sindacali.

Infine, con l’articolo 25, la Legge 132/2025 interviene in modo significativo anche sulla legge sul diritto d’autore (L. 22 aprile 1941, n. 633), aggiornandola all’era digitale e all’avvento delle opere generate con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. Viene precisato che le “opere dell’ingegno umano” tutelate dal diritto d’autore possono comprendere anche quelle create con il supporto di strumenti di IA, purché rappresentino il risultato dell’attività intellettuale e creativa dell’autore umano. In altre parole, l’opera è protetta solo se il contributo umano è determinante nella scelta, direzione o definizione del contenuto creativo; non lo è, invece, un prodotto autonomamente generato da un algoritmo privo di intervento o supervisione umana.

È inoltre introdotto l’articolo 70-septies, che disciplina l’uso di opere e materiali contenuti in rete per finalità di estrazione di testo e dati (text and data mining) da parte di modelli e sistemi di intelligenza artificiale, anche generativa. Tali operazioni sono consentite nel rispetto delle disposizioni già previste dagli articoli 70-ter e 70-quater della legge sul Diritto di Autore. La norma garantisce un equilibrio tra la libertà di ricerca scientifica e la tutela dei diritti degli autori, ponendosi come punto di riferimento per il futuro del diritto d’autore nell’ambiente algoritmico.

Conclusioni: verso una governance etica e responsabile dell’intelligenza artificiale

La Legge 132/2025 segna un passaggio fondamentale nel diritto italiano, affermando un principio di responsabilità algoritmica e di supremazia dell’uomo sulla macchina.
Il legislatore delinea un modello di governance etica e giuridica dell’intelligenza artificiale, fondato su tre pilastri: centralità della persona, trasparenza dei processi e imputabilità umana.

Con questo provvedimento, l’Italia si pone all’avanguardia nel panorama europeo, offrendo un quadro normativo capace di coniugare sviluppo tecnologico, diritti fondamentali e certezza giuridica, orientando l’evoluzione dell’IA verso un uso consapevole, sicuro e giusto.